Watch Movie | Fear the Walking Dead - Season 4 (2018) HD 720 IMDb 7 Genre: Drama; Horror; Sci-Fi; A Walking Dead spin-off, set in Los Angeles, following two families who must band together to survive the undead apocalypse. | Nam Chihyung

8 Serie TV che non avrebbero dovuto essere cancellate

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8 Serie TV che non avrebbero dovuto essere cancellate

Se due settimane fa avevamo visto i finali più deludenti delle serie tv, questa settimana vogliamo invece concentrarci sulle serie che non hanno neanche avuto la possibilità di arrivare alla conclusione e di deluderci. Solitamente, la decisione di cancellare un telefilm può dipendere da un numero basso di ascolti, da una grossa perdita di finanziamenti, dalla mancanza di critiche positive, oppure da rapporti molto tesi all'interno del cast o della produzione. Una di queste ragioni è sicuramente alla base dell'ingiusta cancellazione delle serie tv di cui andremo a parlare tra poco. Forse non erano neanche adatte agli anni in cui sono state trasmesse, o semplicemente non era il network giusto, ma chissà che un giorno non gli sia data una seconda opportunità, come sta già avvenendo per un paio dei titoli riportati di seguito. Bando alle ciance, quindi: ecco 8 serie tv che non avrebbero dovuto essere cancellate.

FlashForward

Nel 2009 la rete via cavo HBO sviluppò una serie tratta dall'omonimo romanzo dello scrittore canadese Robert J. Sawyer, per poi vendere l'idea alla ABC e rendere il progetto disponibile al grande pubblico. Una scelta che forse ha destinato la serie a fallire, considerando che la fantascienza e la televisione generalista non sono mai andate d'accordo (ne è un esempio lampante Star Trek, che negli anni 60 non era di certo una serie di successo). Eppure la trama di FlashForward era brillante: "Il 6 ottobre del 2009 l'intera popolazione mondiale perde conoscenza per 2 minuti e 17 secondi, durante i quali la maggior parte delle persone riesce a vedere in maniera nitida cosa accadrà sei mesi dopo, precisamente il 29 aprile del 2010. Ma cosa ha causato il blackout e il conseguente flashforward? L'FBI indaga per scoprirlo, mentre il futuro comincia a influenzare gli avvenimenti del presente". Insomma, un thriller fantascientifico pieno di misteri e intrecci da risolvere, ma sebbene il primo episodio riuscì a raggiungere 12.47 milioni di spettatori, gli ascolti calarono a 7 milioni arrivati al decimo episodio e la ABC decise di metterlo in pausa per tre mesi e mezzo, senza quindi dargli la possibilità di riprendersi. In tutto ciò, all’epoca i network non tenevano conto dei videoregistratori nel calcolo degli ascolti e probabilmente molti spettatori utilizzavano questo metodo per recuperare gli episodi di FlashForward. Infatti, quando ne fu annunciata la cancellazione, i fan di tutto il mondo organizzarono un flashmob per protestare contro la chiusura del telefilm e provare a salvarlo. Purtroppo la decisione non fu revocata e il 22esimo episodio è rimasto l'ultimo della serie, lasciando tanti misteri insoluti. E pensare che gli ideatori David S. Goyer e Marc Guggenheim avevano progettato la storyline affinché durasse per sette stagioni.

Dead Like Me

Dead Like Me era una delle serie più interessanti di Showtime all'inizio degli anni 2000, ma purtroppo non durò per più di due stagioni. Era dissacrante, cinica e parecchio macabra, grazie alla penna di Bryan Fuller (Hannibal, American Gods), che però decise di andarsene dopo soli cinque episodi per divergenze creative, e da quel momento le cose sono iniziate a vacillare. La storia ruotava attorno ad una diciottenne senza ambizioni di nome Georgia Lass, detta George, che per un incidente moriva schiacciata da un inusuale detrito della stazione spaziale russa Mir: la tavoletta di un gabinetto. Alla sua morte, però, la ragazza veniva scelta per entrare nella squadra degli "aiutanti della morte", con il compito di estirpare l'anima dai corpi delle persone destinate a morire. Insomma, il fascino della serie era il suo modo di rielaborare l'idea della vita dopo la morte con uno sguardo distaccato e spietato sul destino degli esseri umani. "Da bambino sono andato a tanti funerali", ha raccontato Fuller in un'intervista con Esquire, "perciò sono sempre stato un po' ossessionato dalla morte. Mi sono sempre piaciuti anche i film horror, ma volevo che fosse uno show dolce e avvincente al tempo stesso". Fuller era riuscito benissimo nel suo intento, e se i dirigenti di Showtime lo avessero lasciato fare, forse la serie non sarebbe stata cancellata. Tuttavia, nella stessa intervista, Fuller ha detto di essere disposto a "realizzare un remake adesso, perché ci sono tante cose che non sono riuscito a fare 15 anni fa". Qualcuno gliene dia la possibilità!

Vinyl

Aspettative troppo alte e ascolti insufficienti: questa è una breve ma esaustiva spiegazione per la cancellazione di quella che doveva essere la nuova serie di punta di HBO. Per la prima stagione di Vinyl erano stati spesi 100 milioni di dollari, di cui 30 milioni solo per il pilot di due ore. Martin Scorsese, Mick Jagger e Terence Winter erano solo tre dei tanti produttori esecutivi della serie, per cui nessuno si sarebbe aspettato la decisione drastica del network. Il protagonista della storia era Richie Finestra (Bobby Cannavale), il presidente fondatore di un'etichetta discografica di nome American Century Records, che nel periodo di massima diffusione delle droghe nella New York degli anni 70 si ritrovava schiavo della dipendenza, sull'orlo del divorzio e con un solo gruppo di punta da proporre al pubblico. Le prime puntate erano un po' confusionarie, è vero, ma negli ultimi episodi trasmessi c'erano i presupposti per una buona evoluzione. Invece, per evitare di rovinarsi la reputazione, i dirigenti di HBO hanno deciso di cancellarla senza se e senza ma. Resta comunque uno dei ritratti più fedeli della scena musicale americana di quegli anni.

My Name Is Earl

A differenza delle serie di cui sopra, My Name Is Earl è riuscita a raggiungere le quattro stagioni prima di essere cancellata dalla NBC. Era la storia di Earl, un anti-eroe che dopo aver vinto centomila dollari con un gratta e vinci, perdeva il biglietto e si convinceva dell’esistenza del karma. Per tornare ad avere fortuna, decideva quindi di stilare una lista di tutte le sue malefatte e di provare a rimediare. Per fortuna, almeno in questo caso sappiamo come sarebbe dovuta finire la storia. "Ho sempre avuto in mente una fine per Earl", ha spiegato lo sceneggiatore Greg Garcia, "e mi dispiace non averla potuta vedere realizzata. La verità è che non avrebbe mai finito la sua lista. L'idea era che sarebbe rimasto impantanato in un errore apparentemente irrimediabile, finché un giorno non avrebbe realizzato che la sua idea si era diffusa ed era finalmente riuscito a fare qualcosa di buono. A quel punto avrebbe strappato la sua lista e avrebbe ricominciato a vivere la sua vita normalmente".

Veronica Mars

Almeno in questo caso la furia dei fan accaniti è riuscita a rimediare alla decisione del network. La creazione di Rob Thomas, che vede protagonista Kristen Bell, è andata in onda dal 2004 al 2007 per un totale di tre stagioni, dopo di che l'acquisizione del canale UPN da parte di Warner Bros e CBS, e la successiva nascita di The CW, hanno fatto sì che non venisse rinnovata. Il motivo? "Una liceale che risolve casi di omicidio" non era una storia in linea con la visione editoriale del neonato network. Grazie a Kickstarter e al desiderio di migliaia di fan in tutto il mondo di rivedere Veronica Mars in azione, nel 2014 è uscito un film, a cui presto potrebbe seguire persino una mini-serie.

Tru Calling

Sebbene fosse iniziata un po' sottotono, tra la fine della prima stagione e l’inizio della seconda Tru Calling si era trasformata in una serie avvincente, ma non ha avuto il tempo di dimostrarlo come si deve. La trama ruotava attorno a Tru (Eliza Dushku), una neo-laureata in medicina che si trovava a lavorare in un obitorio e per uno strano potere riusciva a sentire le richieste d'aiuto di alcuni dei cadaveri e a tornare indietro di 24 ore per evitare la loro morte. Se nella prima stagione la vedevamo salvare la vita a tante persone senza un vero filo conduttore tra un episodio e l'altro, nella seconda era stato introdotto il personaggio di Jason Priestley, il cui scopo era evitare che Tru salvasse chi doveva morire. Il suo inserimento aveva dato uno svolta decisiva alla serie, ma è arrivato troppo tardi. A questo ritardo si aggiunge il fatto che non è mai stato spiegato come la protagonista riuscisse a tornare indietro nel tempo e a sentire le richieste d'aiuto dei morti. Ma il soggetto resta buono, per cui chissà che non si possa fare un reboot.

Deadwood

Stesso network di Vinyl – HBO -  e stesso problema: ascolti bassi per investimenti troppo alti. Ideata da David Milch e ambientata nell’America del selvaggio West nell’era della febbre dell'oro, Deadwood raccontava la nascita di una nuova cittadina dove tutto aveva un prezzo e in cui il freddo sceriffo Seth Bullock doveva fare i conti con diversi uomini spietati e assetati di potere. Alla fine della terza stagione, i dirigenti di HBO decisero che non potevano più permettersi di perdere soldi e quindi non rinnovarono i contratti del cast. Per fortuna, però, dopo anni di richieste, Milch è riuscito a convincerli a produrre un film tv per concludere come si deve la storia di Deadwood. Le riprese dovrebbero iniziare in autunno.

The Carrie Diaries

Probabilmente era il target sbagliato, considerando che Sex and the City non si rivolgeva certo alle adolescenti, però era un’idea molto interessante quella di voler mostrare come Carrie Bradshaw era diventata l'autrice della rubrica Sex and the City e come avesse conosciuto le sue tre amiche. Ad interpretare la versione giovane di Sarah Jessica Parker in The Carrie Diaries, c'era AnnaSophia Robb, mentre la sceneggiatura era stata affidata a Amy Harris e Stephanie Savage. Sebbene in rete se ne parlasse molto, gli ascolti non erano abbastanza alti, per cui il network The CW decise che non era più un investimento valido. Anche in questo caso, chissà che Netflix non decida un giorno di riportare in vita i diari di Carrie.



Federica Carlino
  • Giornalista pubblicista specializzata in comunicazione musicale e televisiva
  • Consulente musicale
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