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The Rain: tra post-apocalissi e young adults, superato il primo episodio è tutta discesa

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The Rain: tra post-apocalissi e young adults, superato il primo episodio è tutta discesa

Le premesse sono decisamente interessanti: una pioggia portatrice di un virus letale, la popolazione della Danimarca (e magari non solo, chissà) che viene spazzata via, un fratello e una sorella che riemergono da un bunker dopo sei anni sei, e che devono fare i conti con un mondo che non è più quello che conoscono, con sopravvisuti ambigui o - peggio - rapaci, con un viaggio lungo e difficile alla ricerca del padre e, forse, della cura per questa nuova peste.
C’è di che far venire l'acquolina in bocca a tutti i fan del post-apocalittico, in The Rain, che è la nuova serie Netflix proveniente appunto dalla Danimarca, e che se da un lato strizza l’occhio al format di The Walking Dead, con lo sparuto gruppo di sopravvissuti più o meno nuovi in viaggio attraverso un mondo devastato e pericoloso, dall’altro ammorbidisce di molto i toni. Non solo perché gli zombie, ovviamente, non ci sono; ma perché, siccome i due fratelli protagonisti sono giovanissimi, si respira anche aria di stile young adult.
Forse anche troppo. O troppo poco, nel senso di troppa poca aria in generale, come vedremo.

I primissimi minuti della serie, in effetti, sono spiazzanti.
Certo, sappiamo tutti che c’è bisogno di un prologo, ma colpisce come l’estetica sia quella di un teen movie di non ottima fattura, dentro un liceo di Copenhagen dove arriveremo per conoscere la giovane Simone ("la" non è refuso, è che Simone è femmina, in Scandinavia), che sta per dare un esame quando viene brutalmente portata via dal padre, che la carica in auto assieme alla mamma e al fratellino piccolo per fuggire dalla città e raggiungere, appunto, un bunker.
Per farla breve Simone e suo fratello, Rasmus, nel bunker finiranno per starci da soli, e ci staranno per sei anni, fino a quando un intervento esterno (e la mancanza d’aria, appunto) li costringeranno a mettere il naso fuori e a confrontarsi col mondo esterno: e tutto questo accade nella prima puntata di The Rain.
Prima e, va detto, non proprio esaltante.
Sarà per la location claustrofobica che non permette di godere di tutto quello che rende apocalittico il post-apocalittico; sarà perché Simone e Rasmus - quest’ultimo sia nella versione da 10 anni che in quella di 16 - proprio proprio simpatici non rimangono; sarà perché tutta la storia del papà che lavora per la società che - capiremo - è responsabile dell’apocalisse, e il fatto che il piccolo Rasmus venga indicato come “la chiave di tutto” per via di un farmaco sperimentale assunto tempo prima che - beh -proprio liscia e originale non è.

Ma il consiglio, se posso, è quello di non lasciarsi scoraggiare, da questa prima puntata, e andare avanti ("Non può piovere per sempre", diceva Eric Draven; chissà se lo dirà anche nel reboot con Jason Momoa).
Onestamente, fossi stato uno spettatore comune, non so se lo avrei fatto. Ma, per mia fortuna, avevo tre episodi in anteprima da vedere per lavoro, e l’alternativa era un lavoro assai più noioso di quello, e quindi, terminato il primo episodio, ho cliccato play anche sul secondo. E non me ne sono pentito.
Perché appena The Rain esce dal bunker (dal secondo episodio in poi), e a Simone e Rasmus associa altri personaggi, con tutto quello che ne deriva in termini di relazioni, sottotrame, flashback esplicativi e altro, la serie migliora notevolmente, e si attenua anche il senso di irritazione per i due pedanti fratellini.
Finalmente, poi, ci si confronta con quegli ambienti e quelle situazioni che sono più puramente di genere, e quando, nel terzo episodio, Simone, Rasmus e il drappello di sopravvissuti cui prima si sono accodati (e che, mano mano, scopriremo essere più di quello che sembrano, perché tutti hanno i loro segreti - il mio preferito, al momento, è uno psudo Erlend Øye di cui non si è ancora ben capito ruolo e backgroud), e che poi si accoda a loro attraversano una Copenhagen praticamente deserta e in rovina, il colpo d’occhio non è affatto male.
E quando il 4 maggio The Rain sarà disponibile in tutti i suoi 8 episodi su Netflix, che io mi ricordi di fare clic su play del quarto episodio per scoprire cosa sta succedendo in quel mondo è piuttosto probabile.
D’altronde, lo cantavano anche i Creedence:
I wanna know
Have You Ever Seen The Rain?

E che, gli rispondiamo di no, ai Creedence?



Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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