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Fargo: Sangue e neve in Minnesota nei primi due splendidi episodi della seconda stagione

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Fargo: Sangue e neve in Minnesota nei primi due splendidi episodi della seconda stagione

Ci sono buone, anzi ottime notizie per chi aspettava spasmodicamente la seconda stagione di Fargo. Da noi arriverà a dicembre ma i primi due episodi, da poco trasmessi negli Stati Uniti, sono stati presentati in anteprima alla Festa del cinema di Roma e sono un'oggettiva conferma che le belle cose che si sono già lette in giro in proposito, tutto sono fuorché esagerate.

Ecco un rapido ripasso e le cose da tenere a mente prima di entrare nel merito (senza spoiler della trama, ovviamente): la stagione precedente si svolgeva nel 2006 e uno dei protagonisti, il padre della poliziotta Molly ed ex tutore dell'ordine Lou Solverson, interpretato da Keith Carradine, accennava a un certo punto allo psicopatico Lorne Malvo del massacro di Sioux Falls in South Dakota nel 1979, un caso terribile della sua carriera che l'aveva indotto a lasciare il servizio e ad aprire il diner. A un certo punto diceva: "Se avessi messo i cadaveri l'uno sull'altro saresti potuto salire al secondo piano".

La seconda stagione com'è noto è un prequel e si svolge proprio nel 1979, qualche anno dopo il Vietnam, il Watergate e durante l'ascesa politica dell'ex attore Ronald Reagan che di lì a due anni diventerà Presidente degli Stati Uniti ("E il vicepresidente chi è? Jerry Lewis?" dirà scettico Doc a Marty McFly in Ritorno al futuro). E il primo episodio apre subito portandoci sul set di un film - immaginario - in bianco e nero intitolato "Massacre at Sioux Falls", interpretato proprio da Reagan. Ci troviamo in una pausa della lavorazione dove un attore che interpreta un indiano è intrattenuto da un aiuto regista nel gelo innevato del set mentre la star è occupata a farsi piantare le frecce addosso.

Fargo
Ted Danson e Patrick Wilson in Fargo.

È un inizio straniante e bizzarro che ci introduce perfettamente allo spirito di una serie che è figlia legittima dell'umorismo nero del film, fatto proprio con grande sintonia dallo showrunner e regista Noah Hawley, che ha scritto i suoi episodi come ulteriori capitoli del grande romanzo mai raccontato sul Midwest a cui i Coen hanno dato il via. Vedere Fargo è come leggere un libro partendo da un capitolo a caso per rendersi conto che quello che viene prima e quello che arriva dopo sono intimamente connessi.

Non siamo a Bemidji ma a Luverne, dove il giovane vicesceriffo Lou Solverson (interpretato da Patrick Wilson) è un reduce dal Vietnam con una giovane moglie malata di cancro e una figlia di 6 anni (la famosa Molly). Suo suocero è lo sceriffo Hank Larsson (un irriconoscibile Ted Danson). Una vera e propria famiglia del crimine di origine tedesca, i Gerhardt - tre figli alquanto primitivi, svariati nipoti, un capofamiglia che ha appena avuto un ictus e una tostissima moglie e madre che ricorda un po' la Ma' Barker di Corman - gestisce gli affari illegali nel Nord Dakota. Il figlio minore, Rye, considerato il meno dotato della famiglia, decide di dimostrare quanto vale cercando di convincere una giudice a riconsiderare il caso di un suo socio in affari che commercia in macchine da scrivere elettriche. È da una strage "casuale" legata alla faccenda che prende il via una catena di sanguinosi eventi che coinvolge anche un giovane macellaio locale, Jesse Plemons (chi l'ha apprezzato in Breaking Bad sarà più che felice di ritrovarlo qui), la sua giovane moglie sciampista (una Kirsten Dunst da applauso) e un grosso sindacato del crimine in arrivo dal Kansas per "rilevare l'attività" dell'azienda a conduzione famigliare dei Gerhardt.

Fargo
Kirsten Dunst e Jesse Plemons in Fargo.

Il tutto al solito immerso in paesaggi perennemente innevati, con strane apparizioni nel cielo, colori da riviste patinate Anni '50, una colonna sonora bella, variegata e adeguatamente bizzarra (chi capisce l'inglese apprezzerà la canzone sull'uomo che cerca di fuggire alla posse che lo vuole linciare) e una buona dose di scene gore (il culmine in una sequenza che richiama il film in cui un uomo viene passato per un tritacarne). Ma quello che colpisce di più, a parte la straordinaria qualità della recitazione, della scrittura e di tutti i reparti tecnici, fotografia in primis, è lo stile della messinscena assolutamente funzionale al racconto. Le cittadine di confine coinvolte nella storia sembrano congelate nel tempo. È vero che siamo quasi negli Anni '80 ma è come se a Luverne e altrove il tempo si fosse fermato. Lo si vede dall'abbigliamento e dalle acconciature, dal fatto che ancora si discuta dell'omicidio di Kennedy e dei complotti a esso collegati come se fossero cosa recente.

C'è una frase che dice lo sceriffo al genero, mentre - da reduci da due diverse guerre - riflettono su quello che sta succedendo a Luverne (per gli appassionati di body count, in due puntate siamo già a quota 5, anche se il quinto cadavere è extradiegetico, per così dire): "Dopo la seconda guerra mondiale per sei anni non abbiamo avuto neanche un morto, e ora guarda qua, è come se la guerra voi ve la foste portata dietro". Ecco, uno dei tanti meriti di questo show straordinario è anche quello di tagliare col suo bisturi con chirurgica precisione il corpo vivo di una nazione, colta in uno dei suoi momenti peggiori. E al peggio, come sappiamo, non c'è mai fine.

La visione dei primi due episodi della seconda stagione di Fargo, insomma, la conferma come una delle serie migliori attualmente in circolazione. Ricordiamo che deve ancora arrivare Bruce Campbell nel ruolo di Ronald Reagan: date le premesse, ne vedremo sicuramente di tutti i colori.



Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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