Swat Kats: The Radical Squadron | speedyfixer | Game Of Trones HDTV

Caparezza - Prisoner 709, la nostra recensione

-
65
Caparezza - Prisoner 709, la nostra recensione

Giunto al settimo album in studio, Michele Salvemini, in arte Caparezza, riesce nel difficile compito di bissare la qualità di Museica (Premio Tenco per il miglior album 2014), album che ha avuto – giustamente – un notevole successo sia di critica che di pubblico.

Con la sua musica “suonata” e non campionata e le sue metriche sempre azzeccate e a volte geniali, dimostra alla massa di analfabeti funzionali che il triste panorama musicale attuale definisce artisti, che il rap può – e dovrebbe - essere di qualità, sia nelle tematiche che nell’esecuzione.

Con il suo atteggiamento ironico, Salvemini riesce a toccare dei tasti molto delicati con leggerezza, come nel brano Confusianesimo in ci si parla delle varie religioni, oppure in Forever Jung che tratta il rap come un psicoterapia (con la partecipazione di Darry DC Daniels dei DMC, idolo di gioventù del cantante)

I singoli che hanno preceduto l’uscita di P709 non potevano essere più diversi: la titletrack, claustrofobico e violento heavy metal in cui è – probabilmente - un album che parla riflettendo sul cambiamento dei supporti (dal vinile a Spotify) e delle tematiche, e Ti Fa Stare Bene, divertente pezzo decisamente più mainstream ma con degli arrangiamenti (il coro dei bambini è perfetto) di alto livello e un tiro funk decisamente ammiccante.

Tra l’hard rock seventies come non l’avete mai sentito e il progressive, Il Testo Che Avrei Voluto Scrivere è tra le migliori tracce della release e prende in giro l’attuale tendenza dei suoi colleghi ad autoincensare le proprie doti artistiche.

Ad aprire e chiudere P709 è Prosopagnosia (la malattia per cui non si riescono a riconoscere i volti), in duetto con John De Leo, in cui Salvemini analizza il suo rapporto con il tempo che passa e con la musica che scrive. Sempre autobiografico, come un po’ tutto l’album è Larsen, uno dei migliori pezzi,  in cui il rapper  accenna all’acufene, patologia che lo affligge da un paio di anni. Migliora La Tua Memoria Con Un Click, cantata insieme a Max Gazzè, è ipnotica e continua il discorso sull’effetto del tempo che passa cominciato nell’opening track. 

Si parla di comando e politica con Sogno di Potere, di razzismo con la rockettara L’Uomo Che Premette (testo tutt’altro che leggero), di un’operazione con John De Leo nell’angosciante Minimoog, che si rivela davvero originale.

E se Una Chiave non convince appieno, brani come la bellissima La Caduta Di Atlante, potente e con rime da antologia, o come la stortissima Autoipnotica e il suo essere assolutamente visionaria e fuori contesto, fanno perdonare qualche piccolo calo di livello nel lungo e ottimo lavoro che è Prisoner 709.

Il fatto che P709 sia fortemente introspettivo ci viene confermato dal frequente abbandono di Caparezza della voce cartoonesca a favore del suo timbro originale, quasi come a sottolineare la dualità (à la dott Jeckyll e Mr. Hide) delle tematiche, tra il serio e il faceto, presenti nei brani.

Meno immediato di Museica, P709 richiederà qualche ascolto per essere apprezzato appieno, ma Salvemini riesce nell’arduo compito di bissare la qualità del suo precedente lavoro, pur se con un album un po’ più “serioso”.

Eccellente.



Ampelio Bonaguro
  • Giornalista e docente di musica
  • Chitarrista e performer
Lascia un Commento
Lascia un Commento