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Baustelle - L’amore e la Violenza vol. 2, la nostra recensione

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Baustelle - L’amore e la Violenza vol. 2, la nostra recensione

L’ottava fatica discografica dei Baustelle arriva a poco più di un anno da quel capolavoro che era L’Amore e la Violenza e continua il discorso di quest’ultimo prima di tutto con il nome e poi con il sound generale dell’album.

Diciamo subito che, per quanto non sia affatto una brutta release, non arriva alla bellezza – ma questo sarebbe stato davvero difficile – del penultimo lavoro.

L’atmosfera che permea tutto l’album è quella di una collezione di b sides de L’Amore e la Violenza; la differenza principale – rimandi al precedente ci sono, come la copertina del fotografo Gianluca Moro, o alcuni titoli come la musica elettronica che si contrappone alla precedente la musica sinfonica –  sta nel fatto che Vol 2 è incentrato sulla tematica dell’amore di coppia. Come è prevedibile trattandosi di Bianconi e soci, non si tratta di canzonette tutte “cuore e amore”, ma di riflessioni decisamente amare sparse qua e là nelle tracce

È l’unica certezza di ogni amante mortale/che mi manchi da star male/ È la mia unica nuovissima specialità
Veronica, n.2
Sia lodato il Signore/che mi ha rivestito il cuore/ di alluminio anodizzato
Jesse James e Billy Kid
Perché l’amore è negativo/perché la pace un giorno finirà/il nostro cuore è sporco e cattivo
Il vero amore ci distruggerà/mi manchi tanto, lo sai

L’Amore è Negativo

In merito al nuovo lavoro, Bianconi dice:

“Quelle dell’anno scorso le avevamo presentate come canzoni d’amore in tempo di guerra, ma ad analizzarle bene c’era più guerra che amore, più che il privato veniva fuori il contesto. Stavolta abbiamo volontariamente scritto solo d’amore e relazioni…”
“È l’amore come lo intendo io... In amore, nella migliore delle ipotesi, ci scappa il morto…”

Detto ciò, i brani, pur senza dei pezzi a livello di Amanda Lear o Betty, si difendono bene e recuperano sulla lunga distanza. Diciamo che tra il primo volume e il secondo c’è la differenza che passa tra un caffè (vol.1) e un tè, come se il secondo fosse a infusione e ci volesse più tempo per farlo proprio.

Personalmente apprezzo è la presenza decisamente più massiccia di chitarre rispetto ai precedenti lavori della band.

Tra i pezzi più significativi ci sono sicuramente il singolo Veronica n.2, l’elettro pop Jesse James e Billy The Kid, la schizofrenica (intesa come scollamento tra testo e musica) Perdere Giovanna, l’allucinante post punk di Tazebao e l’evocativa atmosfera de Il Minotauro di Borges.

In conclusione si tratta di un album di buona fattura da ascoltare e riascoltare per poterne apprezzare la bellezza delicata, un album che mette in mostra il lato più “oscenamente pop” della band mentre si cimenta nell’argomento “più cantato, abusato e logoro” della musica. 



Ampelio Bonaguro
  • Giornalista e docente di musica
  • Chitarrista e performer
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