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Halloween - La notte delle streghe: compie 40 anni l'horror diretto nel 1978 da John Carpenter

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Halloween - La notte delle streghe: compie 40 anni l'horror diretto nel 1978 da John Carpenter

Per prima, sul nero, parte la musica: il tema martellante, ossessivo e seducente composto in 5/4 dallo stesso Carpenter, con quelle note alte e taglienti suonate al piano.
Poi, sempre su fondo nero, i titoli di testa, arancioni, con la jack-o'-lantern che si fa sempre più vicina, e inquietante.
Terminati i titoli, la scena virtuosistica e in soggettiva di Michael Myers che osserva in segreto la sorella Judith, il suo flirtare col ragazzo, il salire al piano di sopra, verso la camera da letto. La soggettiva di Michael che afferra un lungo coltello in cucina, sale le scale, e punisce la licenziosità della ragazza, lavando il suo peccato nel sangue.
Una manciata di minuti e Halloween già ti ha preso e tirato dentro il suo mondo, per non mollarti più. Ti ha preso, ti ha ipnotizzato con la musica e ti ha infilato subito, senza mediazioni né esitazioni dentro lo sguardo e la prospettiva e la mente del suo Mostro. Di quello che il professor Loomis definisce "Il Male", il Male puro.
Quando poi arriva il primo ribaltamento dello sguardo, quando il giovane Michael viene finalmente inquadrato in maniera frontale, mostrandolo per quello che è, un bambino, lo shock è forte.  Ma oramai siamo già stati dentro la sua testa, e abbiamo visto con i suoi occhi, e questo campo e controcampo ci accompagnerà per tutto il film, turbando la visione, rendendola più complessa e labirintica di quanto la linearità della trama potrebbe far immaginare.

Perché in fondo, in Halloween, nel corso dei suoi 91 minuti scarsi di durata, succede ben poco.
Certo, c'è quella scena iniziale, e c'è la fuga di Michael dall'ospedale psichiatrico (nella quale tra l'altro non si vede quasi nulla): ma per arrivare al dunque, all'omicidio successivo, bisogna arrivare al minuto 53. E alla fine della fiera, in questa prima sua apparizione cinematografica, di vittime Michael ne fa solo tre: Annie, Bob, e Lynda.
La forza di Halloween, e il segreto della sua straordinaria attualità, sta proprio in questa sua dilatazione, negli ambienti vuoti, nelle attese (Laurie e le sue amiche, ma soprattutto lei, trascorrono virtualmente tutto il film aspettando qualcosa: e allora è ovvio che questo qualcosa è Michael), negli avvistamenti da lontano, che Carpenter riempie di una tensione sempre crescente e sempre affilatissima.
Facendo forse di necessità virtù, certo, considerando che il film è stato girato con 350mila dollari, una cifra bassissima anche per il 1978, ma facendo scuola: senza Halloween, senza quegli spazi suburbani semidesrti, e senza la minaccia incombente di Michael non ci sarebbe stato il recente It Follows, tanto per fare un esempio.

Al suo terzo film, dopo il fantascientifico Dark Star e il western metropolitano Distretto 13, Carpenter si lascia sedurre dal barocchismo visivo e dalle trame gialle (all'italiana) di Mario Bava e di Dario Argento, finendo col far risultare Halloween una sorta di personalissima rielaborazione di film come Reazione a catena e Suspiria, che era uscito l'anno precedente, nel 1977, e che per l'americano è una chiara ispirazione per quanto riguarda i movimenti di macchina (soprattutto quelli verticali, e che comprendono rotazioni dall'alto in basso o viceversa) e perfino i cromatismi.
Vero e proprio capostipite dello slasher contemporaneo, Halloween è stato spesso al centro di dibattiti da parte della critica femminista, che da un lato lo condannava per come puniva la libera sessualità delle sue protagoniste (Laurie, che sopravvive, è quella senza un ragazzo e che non fa sesso), e dall'altro lo esaltava per aver proposto per la prima volta il modello della "Final Girl", della ragazza che sopravvive alla minaccia, e quindi di aver posto le donne come eroine.

Ma se è innegabile che Halloween sia un film di donne, di ragazze, che si esprimono liberamente a seconda delle loro inclinazioni caratteriali, lo è pure che quello di Carpenter è anche un film di bambini.
Bambini come Michael, che a quel livello mentale rimarrà per sempre; bambini bulli, come quelli che prendono di mira il ragazzino timido cui Laurie fa da baby sitter; o, dall'altra parte della barricata, bambini buoni e gentili, che, come spesso accade, sono in grado di vedere quello che gli adulti, anche le adolescenti che li accudiscono, non sono ancora in grado di vedere, che si accorgono di quello che non va in virtù della loro purezza d'animo.
Donne e bambini (buoni) contro Michael: che allora, tanto per tirar fuori una tesi che oggi, coi tempi che corrono, mi può far guadagnare punti di rispettabilità, il Male incarnato da Michael altro non sia che la violenza maschile e patriarcale?



Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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