Gakuen Basara | The Thousand-Year Fox's Operation-Human | Mahira ga kuru

Michelangelo - Infinito: un nuovo esperimento nel campo del documentario d'arte

- Google+
36
Michelangelo - Infinito: un nuovo esperimento nel campo del documentario d'arte

Dopo cinque apprezzati documentari d’arte, sta per arrivare nei cinema, dove uscirà in 300 copie distribuito da Lucky Red e resterà una settimana a partire dal 27 settembre Michelangelo - Infinito, sesto film della serie, che tenta l’esperimento di inserire accanto all'analisi dell'opera attori noti che interpretano il genio del Rinascimento (Enrico Lo Verso) e il suo primo biografo e storico dell’arte, Giorgio Vasari (Ivano Marescotti). A loro e alle immagini dei capolavori del maestro fiorentino è affidato il compito di commentare e presentare la loro storia e concezione, eliminando l’espediente di altre voci off in aggiunta a quella del canonico speaker e l’intervento in video di storici e critici dell’arte contemporanea. Rendendo, di fatto, il documentario ancor più cinematografico. Girato in parte all’interno della Cava Ruggetta di Carrara, dove Michelangelo acquistava il marmo per le sue creazioni, il film prodotto da Sky con Magnitudo Film e la collaborazione di Musei Vaticani e Vatican Media, è stato presentato alla stampa dalla responsabile artistica Cosetta Lagani, dal regista Emanuele Imbucci, dagli attori e dal professor Vincenzo Farinella, consulente scientifico.

La responsabile del progetto fornisce qualche dato sui precedenti film oltre a chiarire la filosofia che sta dietro a questo modo di presentare l’arte e i suoi grandi creatori al grande pubblico: “E’ stata sempre una profonda convinzione di Sky che il cinema e le tecnologie potessero contribuire a dare un apporto diverso alla storia dell'arte, portando nei cinema di tutto il mondo il nostro patrimonio artistico. Nel novembre del 2014 il primo film sui Musei Vaticani fu un caso cinematografico con 30.000 spettatori inattesi e nel febbraio 2018 Caravaggio L'anima e il sangue ne ha avuti 175.000, una crescita enorme che dimostra che c’è un desiderio e un bisogno del bello che questi film aiutano a colmare. Per questo abbiamo pensato a una nuova sfida narrativa, impostando il racconto all'interno di un mondo di finzione, senza però rinunciare all'approfondimento delle opere, un rigore filologico garantito dalla consulenza di professori ed esperti.”.

Emanuele Imbucci ha raccontato come è nata l’idea del “Limbo” dal quale parlano i due artisti: “In un primo sopralluogo nelle cave di Carrara sono entrato nella cava da cui Michelangelo aveva ricevuto il marmo per la Pietà e sono rimasto senza parole per l'imponenza di questo spettacolo della natura, pensando che un solo uomo aveva sfidato la montagna cercando di raggiungere l'infinito. Ho visto una pozzanghera, uno specchio d'acqua naturale e un blocco che ci si rifletteva e ho pensato che dove noi vediamo un blocco di pietra, Michelangelo avrebbe visto il David. Partendo da questa ossessione è nata l'idea del Limbo di Michelangelo. Era un set naturale e non facile, perché ogni elemento di scenografia posava dalle 10 alle 20 tonnellate. Ci siamo poi coordinati col professor Farinella e con Giuseppe Squillaci per la creazione della Cappella Sistina, ambiente virtuale in cui l'attore si muove in modo verosimile. Il limbo di Vasari invece ha a che fare con la narrazione, il legno, il libro, è circolare come un teatro anatomico. Abbiamo costruito questi due personaggi seguendo questi due diversi limbi a cui ha fatto da ponte la musica del maestro Matteo Curallo”.

Enrico Lo Verso, che aveva già dato vita al personaggio del padre di Raffaello in un precedente documentario, dà qui voce e corpo a quello che Vasari considerava il più grande artista di sempre: “Come sempre all’inizio ero, non dico terrorizzato, ma mi sentivo inadeguato, non pensavo che avrei potuto farlo, ma mi hanno convinto il grande lavoro di preparazione ed Emanuele che mi ha fatto intendere quale passione ci fosse nella ricerca e nella voglia di restituire allo spettatore le emozioni che un 'opera di Michelangelo riesce a dare dopo 500 anni”. Marescotti, che ha visto il film per la prima volta, confessa di aver superato grazie al ruolo la sua visione scolastica di Vasari, vero e proprio iniziatore della critica della storia dell'arte contemporanea. “Sono ancora immerso nell'atmosfera e nello stupore che mi ha regalato il film, che, coerente con l'opera di Michelangelo e di Vasari, dona lo stupore e la meraviglia, grazie anche alla musica, e alle luci che rivelano la materia, le venature del marmo e le pennellate ravvicinate”.

“Una delle scene più emozionanti – dice Farinella – è stata l’ingresso nella Cappella Sistina col tentativo di ricostruire qualcosa che oggi non esiste più. Noi oggi la vediamo inscindibile dagli affreschi di Michelangelo, ma nel marzo 1508 quando lui è arrivato a Roma e si accingeva a questa impresa sovrumana era già finita, compiuta, perfetta, ci si celebravano le messe solenni dei papi. L’idea era quella di tentare una ricostruzione suggestiva, emotiva e filologica di questo luogo straordinario di cui abbiamo solo dei documenti. La volta era già affrescata da Pier Matteo da Amelia nel 1479, l’abbiamo ricostruita sulla base di un disegno preparatorio conservato agli Uffizi. Una crepa nel 1504 fu la scusa addotta da Giulio II per farla ridecorare. La parte dell'altare era decorata dal Perugino con affreschi importantissimi. Quella sequenza, che partendo dalla volta quattrocentesca mostra la cappella con la parete d'altare originaria rifatta oggi da Marco Romano che ha re-immaginato i dipinti del Perugino, ha permesso di rivedere a colori l'immagine che Michelangelo si è trovato di fronte quando ha dovuto ridecorare la Volta e in un secondo momento dipingere il Giudizio Universale”.



Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
Lascia un Commento
Schede di riferimento
Lascia un Commento