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La libertà non deve morire in mare, il documentario sui migranti presentato a Roma

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La libertà non deve morire in mare, il documentario sui migranti presentato a Roma

La libertà non deve morire in mare, documentario che Alfredo Lo Piero ha realizzato in due anni e mezzo, arriva nelle sale italiane il 27 settembre 2018. Dedicato al soccorso dei migranti al largo di Lampedusa, si concentra sul resoconto di una tragedia in particolare, allargando poi il discorso a tutti questi casi. La particolarità dell'opera sta nel dar voce non solo ovviamente ad alcuni degli uomini fortunosamente sopravvissuti e salvati, ma anche a testimoni italiani non appartenenti a ONG: civili mossi a compassione in mare, una psicologa, membri della Guardia Costiera e delle autorità. Se l'argomento è stato già trattato in Fuocoammare, il film di Lo Piero ha però il pregio di essere più diretto e meno lirico, nonché di arrivare in un momento storico in cui la percezione dell'argomento è decisamente più virata sulla rabbia.

Si è discusso del lungometraggio ma soprattutto degli argomenti che tocca durante la conferenza stampa, alla quale hanno preso parte, oltre al regista, il portavoce di Amnesty International Riccardo Noury, il colonnello della Guardia di Finanza Paolo Emilio Recchia e Gabriele Eminente di Medici Senza Frontiere.
Lo Piero, che ha deciso di realizzare il film dopo aver ascoltato pregiudizi razzisti dalla sua bambina (non voleva farsi il bagno se in acqua c'era "l'uomo nero"), ha investito nella lavorazione i soldi che aveva messo da parte per i suoi stessi figli: "Spero che un giorno mi ringrazieranno". Al di là del suo contributo, che ha coperto le spese, i professionisti che si sono prestati alla realizzazione del documentario hanno partecipato a titolo gratuito. 

Come si possono raggiungere le orecchie chiuse? Noury lamenta lo scarso accesso all'informazione da parte di organizzazioni come Amnesty International e degli stessi migranti: se mancano la voce e il passaggio dalla percezione di un numero a quella di un essere umano, prevale lo strepito. "Il discorso non è nemmeno più quello religioso della pietà cristiana, è politico, sarebbero necessari cambiamenti in Europa, sulla riforma del trattato di Dublino abbiamo perso." E' scettico sulle misure più recenti per affrontare il fenomeno: "Se si tratta di chiudere gli occhi perché il cuore non dolga, stiamo messi male. L'80% di arrivi in meno significa pure l'80% in più di sofferenza altrove."
Noury esprime il suo apprezzamento per Mare Nostrum, l'operazione gestita tra il 2013 e il 2014 dall'Aereonautica Militare e dalla Marina Militare, un'operazione che - ci tiene a ricordare Eminente - nacque con lo scopo di porre fine a tragedie immani in atto in quel periodo nel Mediterrano. Eminente inquadra la questione dell'attività delle ONG più intensa dal 2015: "Ci assumemmo la responsabilità di non chiudere gli occhi a casa nostra. Ora sembra tutto finito? E' un'illusione: le cause dietro ai flussi sono sempre lì. Abbiamo delegato Libia e Turchia, ma gli argini possono venir meno. Radere al suolo i meccanismi di salvataggio potrebbe portare in futuro a centinaia di morti in mare."

Il punto di vista della Guardia di Finanza, affidato a Paolo Emilio Recchia, è molto interessante, perché bilancia due punti di vista che spesso nell'opinione pubblica si confondono: "Noi perseguiamo chi lucra su questi traffici, ma il soccorso va distinto dal dovere giuridico. Il soccorso non può essere discusso, è un obbligo. Il vero problema è disciplinare e sostenere l'accoglienza." Recchia sottolinea come leggi ad hoc, tra le più avanzate in Europa, esistano, ma che vengano raramente utilizzate o comunque fatte applicare come si dovrebbe. Cita per esempio l'opzione che ogni governo ha di varare periodicamente il Decreto Annuale per l'Immigrazione Legale Sostenibile. Come confermano gli altri presenti, potrebbe essere un metodo alternativo per controllare i flussi. Recchia con una certa amarezza riflette sulla scelta di chi si dovrebbe occupare delle risorse e non è all'altezza della situazione. Ad ogni modo, "il minimo che già si può fare oggi in Italia andrebbe fatto fare ad altri paesi europei".  Recchia ha anche aggiunto che la GDF è vittima della disinformazione o di un'informazione guidata: "Il Mediterraneo è il crocevia di ogni tipo di traffico. [...] Nessuno parla per esempio degli arrivi giornalieri di barche che nascondono Ucraini clandestini, perché fa meno notizia." Riguardo a fenomeni correlati all'immigrazione, come il caporalato nei campi, Recchia sogna che si possa far funzionare il sistema anche con l'aiuto di "intelligence" per aiutare ispettori che non possono sempre avere il polso dei luoghi. "Con "intelligence" intendo anche segnalazioni degli stessi cittadini". Sono piuttosto rare, a quanto pare.

Al termine della visione di La libertà non deve morire in mare e del dibattito successivo, si esce con alcuni punti fermi: emerge la necessità di un'azione europea congiunta che non riguardi solo la distribuzione dei migranti, ma anche una sensibilità verso le situazioni disastrose dei paesi d'origine. Emerge tuttavia anche chiara la distinzione tra l'aspetto umanitario e l'aspetto politico, una distinzione nodale laddove il secondo ormai schiaccia e divora il primo, riducendolo a buonismo. E' un'etichetta che non ci sentiremmo di applicare a nessuno dei presenti alla conferenza, piuttosto schietti nel descrivere le difficoltà e l'impasse in cui ci troviamo in Italia ma soprattutto nel mondo. Lo Piero sostiene che sua figlia, almeno, non ha più paura dell'uomo nero. I passi successivi riguardano anche l'informazione, che come con l'articolo che state leggendo può avvicinare a una comprensione meno ideologica di un difficile momento epocale.
La libertà non deve morire in mare è stato sostenuto da Agiscuola, il che dovrebbe garantirne praticamente l'efficacia didattica. La Distribuzione Indipendente che diffonde il film ci comunica tuttavia che le prospettive di vedere in RAI questo documentario sono alquanto limitate. Speriamo non sia dovuto al timore delle polemiche.



Domenico Misciagna
  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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