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"Francesco è l'unica voce del pianeta che ha un'autorità morale": Wim Wenders presenta Papa Francesco - Un uomo di parola

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"Francesco è l'unica voce del pianeta che ha un'autorità morale": Wim Wenders presenta Papa Francesco - Un uomo di parola

Invoca la semplicità e una Chiesa non sedotta dalle ricchezze e dall'ambizione, in altre parole da quel potere temporale contro il quale tanto si scagliava il nostro Dante Alighieri. Auspica anche alla tolleranza, all'accettazione della morte e all'accoglienza dei migranti Jorge Mario Bergoglio, che ha scelto il nome di Francesco pensando a Francesco d'Assisi, il santo "povero" autore di quel "Cantico delle creature" che è un inno alle bellezze del creato. E consola gli afflitti, e condanna senza mezzi termini la pedofilia il nostro Papa nel documentario di Wim Wenders Papa Francesco - Un uomo di parola, opera su commissione che arriva in sala distribuito da Universal Pictures.

Composto da interviste e da materiale d'archivio, il film è accompagnato dalla voce fuori campo del regista, che lo ha presentato a Roma questa mattina e che racconta l'inizio dell'avventura: "A fine 2013 mi è arrivata una telefonata dal Segretariato della Comunicazione del Vaticano, poi ho incontrato Dario Viganò e ho capito che conosceva il cinema e che sapeva cosa stava facendo. Però non c'era nessuna idea di base, avevo carta bianca, solo che per me era necessario realizzare una produzione indipendente, non legata al Vaticano. Ho chiesto a Viganò: Vi aspettate che io faccia un film per un pubblico cattolico? E lui: Fai un film che riesca a raggiungere gli uomini e le donne di tutto il mondo. Fai come Papa Francesco, parla alla gente. A quel punto ho compreso perché mi avessero contattato: solo un film avrebbe avuto una tale forza di persuasione”.

Per Wenders, che pure è un uomo solido e un regista di esperienza, l'inizio del lavoro non è stato semplice: "Ho trascorso notti insonni, cercando conforto in mia moglie. Fare un documentario sul Papa non era come narrare un musicista cubano, una coreografa tedesca o il fotografo Salgado. Abbiamo lavorato quasi in segreto, poche persone erano al corrente del nostro progetto, avevamo bisogno di tranquillità".

Wim Wenders si è accostato alla figura di Papa Francesco con rispetto e da credente, ma non da cattolico, come lui stesso spiega, facendo una piccola confessione: "Sono cresciuto in una famiglia cattolica e all'età di 16 anni ho desiderato diventare prete, perché conoscevo una serie di sacerdoti in gamba. Poi sono arrivati i film, il Rock and roll e sono stato 'deviato', e nel '68, con la Rivoluzione Studentesca, ho lasciato la chiesa e sono tornato solo 20 anni dopo, ma come protestante. Quando ho accettato il film, volevo essere certo che il Vaticano sapesse di aver assunto un cristiano ecumenico, non certo un papista".

Poi il regista ricorda la prima volta che ha conosciuto "indirettamente” Papa Francesco: "L'ho visto in televisione nel 2013 e, quando ho sentito che si sarebbe chiamato Francesco, sono rimasto molto colpito. Quel nome era una scelta eroica, la dimostrazione che Bergoglio era pronto a prendere di petto tutti i problemi del nostro tempo: il rapporto con la natura, con la povertà, con gli emarginati e con le altre religioni. San Francesco, se ci pensate, era tutto questo".

All'attuale pontefice, Wenders riconosce dunque, prima di ogni altra cosa, il coraggio: "Papa Francesco vive nell'assenza totale della paura e credo che chi non ha paura possieda un'incredibile spiritualità. Hanno accusato Bergoglio di non avere abbastanza spiritualità, di non parlare di Dio, ma quando affronta argomenti come la salvaguardia della Terra e la miseria, di che altro parla se non di Dio?".

Ma non basta. Al Santo Padre Wim attribuisce anche un altro primato: "Francesco è l'unica voce che ha un'autorità morale nel nostro mondo, perché i nostri leader politici hanno abbandonato questa responsabilità. Nel volto di Francesco si vede l'ottimismo che serve per dare una svolta alle cose. Il nostro pianeta può finire nella discarica, molti hanno lasciato la nave, lui, invece, parla come un capitano responsabile interessato al bene non solo della Chiesa ma di tutte le persone di buona volontà, e se ci sono abbastanza persone di buona volontà, si può deviare la rotta della nave".



Carola Proto
  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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